Ho cercato sempre di immedesimarmi nel contesto in cui si vedevano Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi a Ventotene nel 1941, in cui erano confinati dal fascismo.
Come erano i due? Che carattere avevano? Come dovevano trovare un accordo per prospettare il domani in un presente che li confinava in un’isoletta lontana dal mondo civile, da dove non potevano fuggire anche se lo volevano. Sono stato a Ventotene due volte: nel 1979, in cui c’erano ancora le macerie della città confinaria, poi spazzate via per fare una piazzetta per i pochi residenti e qualche turista. Poi nel 2010 con Gianni Vuoso, per scrivere un reportage su “L’isola di Altiero” di 16 pagine, apparso su “La Rassegna d’Ischia” di Raffaele Castagna, e con un video rudimentale dove Gianni è il regista ed io l’attore che impersona Sandro Pertini. Ho visto e camminato per le stradine di Ventotene. Ho visto il monumento ad Altiero. Non abbiamo avuto il tempo, Gianni ed io, di andare al piccolo cimitero dove riposano le ceneri di Altiero. Ho cercato di immaginare il consumo dei pasti alla “mensa dei confinati”, quella di Altiero ed Ernesto. In un ambiente di povertà assoluta, dove era un privilegio avere un uovo fresco di una gallina, Altiero ed Ernesto discutevano dell’assetto del mondo dopo la guerra. Ho scoperto che fu Ernesto a scrivere il terzo capitolo del Manifesto. Il sistema economico e sociale che assegnavano ad un’Europa unita politicamente doveva essere “socialista”. A scegliere il termine fu Ernesto Rossi, che non era “socialista” per i partiti del suo tempo. Non era né del PSI né del PCI e non lo sarebbe mai stato. Perché quel termine? Perché quella sintesi? Altiero era un “comunista” in dissenso col PCI. Ernesto era un “liberale” in dissenso col PLI di allora.
Il termine “socialista” doveva rappresentare la sintesi della “cosa” mai vista e fatta. Doveva unire libertà e giustizia sociale ed unire le patrie che dovevano, con decine di lingue antichissime, diventare una sola. Era il termine di più alta Utopia ma di più completa sintesi.
È ancora attuale, a mio parere. 85 anni dopo.
G.M.
