Ischia News ed Eventi - Una Ricostruzione Pubblica per lo sviluppo – lettera aperta all’ex Commissario Giovanni Legnini
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Gio, Set
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Una Ricostruzione Pubblica per lo sviluppo – lettera aperta all’ex Commissario Giovanni Legnini

Attualità
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Egregio Onorevole,
ho letto le sue osservazioni alla ordinanza n. 43 del nuovo Commissario alla Ricostruzione, avv. Marcello Feola, in risposta

– presumo – alla nota polemica sul giusto compenso ai tecnici (ingegneri, architetti, geologi, geometri) incaricati di progetti e perizie sulla “ricostruzione privata” di oltre 1.500 fabbricati costruiti – in circa 134 anni – in un’area a forte rischio sismico ed idrogeologico senza alcun piano regolatore urbanistico e di sviluppo economico in 134 anni!!!

All’indomani del terribile terremoto del 1883, la prima grande catastrofe dell’Italia post-unitaria, il Governo del Re assunse tutti i poteri dello Stato per la Ricostruzione, affidandone l’esercizio nelle mani del Ministro dei Lavori Pubblici, on. Francesco Genala.

Genala assunse ed esercitò questi poteri direttamente e attuò – lui liberale e Uomo del Nord, nativo di un paese in provincia di Cremona, Soresina, dove ancora oggi c’è un museo a lui dedicato con la pergamena di “cittadino onorario” di Casamicciola – una “ricostruzione pubblica” ed in sei mesi fece redigere un piano regolatore “parziale”, spostando il paese dalla montagna al mare con la costruzione di 4 Rioni Baraccati, previsti dall’ing. Lo Gatto per la residenza provvisoria di circa 3 mila persone.

Avendo letto e studiato la storia del mio paese – Casamicciola – soprattutto dalla monumentale monografia “Il terremoto di Casamicciola nell’isola d’Ischia del 28 luglio 1883”, pubblicata nel 1999 dal Servizio Sismico Nazionale diretto dal dott. Roberto De Marco e curata da 9 studiosi, col coordinamento del prof. Giuseppe Luongo, di cui sono stato relatore alla presentazione a Casamicciola il 6 marzo 1999, in ogni occasione – conferenze stampa e incontri con i terremotati – le ho suggerito di avviare prima di tutto una Ricostruzione di opere pubbliche, con una inevitabile demolizione del “mal costruito” al Maio e La Rita, che il prof. Luongo – memore di 50 anni di studio – le chiedeva di destinare a Parco Pubblico scientifico, con una severa demolizione del costruito dopo il piano Lo Gatto del 1884, che non aveva previsto una riutilizzazione urbanistica nell’area epicentrale del terremoto, forse anche accogliendo l’opinione del sacerdote e scienziato Giuseppe Mercalli.

La Ricostruzione Pubblica doveva partire dalla ricostruzione degli edifici pubblici e delle strade e delle piazze dove fare rinascere per la terza volta Casamicciola, anche dopo l’alluvione del 24 ottobre 1910.

L’esperienza storica era la sola strada maestra da seguire, poiché la Scienza della Terra non poteva andare oltre.

Questa impostazione pubblica della Ricostruzione – anche con alloggi provvisori per i terremotati collocati questa volta in tutti i 46 km² di Ischia, che non era e non è più quella del 1883 – non ha soluzioni concrete.

Inoltrarsi in una ricostruzione “privata” con delocalizzazioni volontarie ha significato inoltrarsi in un labirinto di norme e cavilli giuridici, con una ricostruzione trasformata in “lotteria”, come l’ha definita il neo Commissario avv. Feola per i tecnici, i quali hanno conosciuto l’espansione edilizia di Ischia negli ultimi 70 anni, con 30 mila domande di condono con tre leggi dello Stato ancora da esaminare.

Non mi resta che consegnare ai posteri la “ricostruzione”.

G. M.