Ischia News ed Eventi - Casamicciola, ora il Sud dell'isola ma un tempo era il Nord

Casamicciola, ora il Sud dell'isola ma un tempo era il Nord

Storia
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Prologo
Nina Calise è morta a 88 anni in questo mese di febbraio, che è il più corto dell'anno e il più amaro, come dice il proverbio. Fino all'ultimo è stata assistita dal marito Corrado Esposito: 54 anni di vita insieme. Era un amore profondo ed estremamente discreto. Due caratteri opposti, ma con una dedizione totale di Corrado verso Nina, con la consapevolezza che il primo amore di Nina non era lui.

Nina amava più di ogni altra cosa la creatura del padre Francesco e della madre Elisa, cioè il bar e la pasticceria creati dai due nel 1925 nella piazza della Marina. Prima figlia della coppia, aveva cominciato giovanissima a lavorare nell’impresa dei genitori e si sentiva la capostipite della famiglia, insieme al fratello Emidio e alle sorelle Elsa e Maria. Era lei l’anima dell’impresa Calise: il miglior caffè dell’isola d’Ischia, la migliore pasticceria, i migliori clienti.

E noi: la generazione del secondo dopoguerra. Siamo cresciuti dentro quel locale e fuori, in quella piazza. Era il luogo di incontro. Di discussione. Di conquista delle ragazze del Nord d’Italia e d’Europa.

Nina ha lavorato fino a cinque anni fa. Abbiamo tenuto nella saletta superiore del bar, nel gennaio del 2020, la presentazione dell’ultimo libro di Gino Barbieri, dedicato alla “Guida storica di Casamicciola”. L’ultimo libro dell’ultimo cantore di questo paese.

Ogni mattina alla cassa e nel controllo dell’organizzazione. Nina con il bastone — sempre sorretta da Corrado — sempre perfetta nella cura di sé. Si è portata con sé tantissima amarezza e tanto dolore per gli ultimi amarissimi anni dei cattivi affari. Non voleva prendere atto dei cambiamenti dei tempi insieme a Emidio ed Elsa, perché un sistema economico stava velocemente cambiando, e la nostra Casamicciola non era più la più importante stazione di cura, soggiorno e turismo dell’isola, come lo era nel 1925.

Poi il terremoto del 2017 e, come se non bastasse, l’alluvione del 2022: 14 morti, un paese distrutto in ogni senso, soprattutto nel morale. Nina, per me, non è stata soltanto l’amica dei giorni felici della giovinezza. Era il simbolo tenace della Resistenza contro le avversità dei tempi e della natura. Con lei non solo muore un’epoca: si distrugge lo stampo di una generazione attaccata ai valori e al lascito dei Padri. Nessuna sarà più come lei.

Piazza della Desolazione
Oggi, piazza della Marina sarebbe bene chiamarla Piazza della Desolazione. L’abbattimento del complesso detto “Capricho de Calise”, costruito nel 1959 e rigenerato nel 1969 dall’arch. Ugo Cacciapuoti, è avvenuto nel 2024 con ordinanza del sindaco Giosy Ferrandino, “contingibile e urgente”, perché pericolo per la pubblica incolumità, a sette anni dal terremoto, quando era stato per sette anni sede municipale e dell’ufficio della Protezione Civile.

La relazione tecnica è opera di impiegati tecnici del Comune, non di esperti universitari terzi all’indirizzo monocratico del sindaco-podestà. L’abbattimento è stato avallato, approvato e finanziato dal commissario di governo, on. Giovanni Legnini, che invece aveva inserito il recupero dell’opera pubblica nel suo programma, con uno stanziamento di circa 3 milioni di euro. Per soli tre anni il complesso non è diventato un settantenne con diritto alla considerazione di opera storica. Neanche l’archistar Fuksas, chiamato ad un costoso disegno di Rigenerazione Urbana, ne ha tenuto conto.

Abbattere e realizzare una enorme piazza che non ha alcun contesto di edifici destinati alla cultura e all’accoglienza. Poteva diventare un circolo nautico, un centro culturale polifunzionale nel centro del paese, una completa stazione marittima per il nascente porto turistico e commerciale, come fondamentale infrastruttura per una nuova stagione dell’economia di Casamicciola. No. Abbattere. Senza alcuna delibera del Consiglio Comunale. Nessun confronto con la cittadinanza. Anzi, considerando carta straccia una sottoscrizione popolare di 170 cittadini, che non ha ricevuto nemmeno risposta.

Il commissario Legnini ha avallato e finanziato questo abbattimento urgente e la nuova Piazza della Rosa dei Venti. Dichiarò Legnini che “alcune demolizioni sono rigeneranti”.

Rigenerare cosa?
Piazza della Desolazione è l’unica opera pubblica realizzata dal commissario Legnini e dal sindaco Giosy Ferrandino — il primo in 4 anni e il secondo in 3 anni dai rispettivi mandati — tutto il resto è emergenza, assistenza ed assistenzialismo. Ma queste non sono rigenerazione. L’opera pubblica si inserisce in una desertificazione industriale, commerciale e civile e non porta a una rigenerazione perché non c’è stata una rigenerazione del sistema economico e sociale, che doveva essere promossa da un intervento pubblico diretto redatto da “Invitalia”, poiché il mercato privatistico non trova convenienza o redditività.

Il luogo simbolo di Casamicciola era il Bar Calise 1925, allocato nel Palazzo Morgera. Ristrutturato nel 1982 con maestria tecnica dall’arch. Sandro Petti, era ed è un’opera di restauro architettonico di grandissimo valore. Oggi è chiuso, con un avviso dell’utenza elettrica appiccicato alla vetrina perché il postino non ha trovato nessuno.

La famiglia Calise vi aveva profuso tutto il suo impegno visionario. Nina ed Emidio, i due sognatori. Sognatori anche nel 1969, a fare di Casamicciola, col Capricho, il centro mondano di tutta l’isola con Perez Prado, i Ricchi e Poveri, Umberto Bindi.

Dopo due catastrofi che sono avvenute già in un’economia locale in forte recessione da almeno 30 anni, discussa in campagne elettorali infiammate da uomini e donne della DC, del PSI, del PCI, del PLI e da convegni e conferenze di alto spessore culturale, Casamicciola meritava un intervento pubblico diretto per la rigenerazione della sua economia. È questo il punto dolente della gestione del commissario Legnini e del sindaco Giosy Ferrandino.

Casamicciola: un caso nazionale
Casamicciola è un caso nazionale paradigmatico di una piccola località che “perde lo sviluppo”. Come una squadra di calcio che un tempo era in Serie A e che ora è in Serie C da 50 anni, perché è stata superata dall’imponente sviluppo delle altre città, come la Pro Vercelli dei sette scudetti negli anni ’20, quando pochi sapevano giocare a calcio e il calcio non era un business. Non ha saputo o potuto adeguarsi ai tempi del libero mercato. Poi ha avuto, come se non bastasse, la mazzata delle due catastrofi naturali.

Meriterebbe un’attenzione mediatica nazionale per questa sua “perdita di sviluppo”, ma chi può dare spazio o rilievo sui giornali nazionali a un caso così minuscolo? Nessuno. Nessuno più di me lo capisce, ma nessuno più di me lo valuta nella sua drammaticità. Tuttavia tenta di catturare l’attenzione, come Miggi Calise, nel suo prossimo libro che presenteremo, vuole “catturare la luna”, come ammonimento di Max Weber: il possibile nella politica si raggiunge solo puntando all’impossibile.

I dati del declino industriale
Nel 1949 Casamicciola disponeva di 15 alberghi e di 20 stabilimenti termali. Le due fonti termali di Piazza Bagni del Gurgitiello e di La Rita erano conosciute in tutto il mondo. Nel 1864 il generale Giuseppe Garibaldi venne a curarsi la ferita dell’Aspromonte e nel 1953 il maestro Arturo Toscanini venne a curarsi a La Rita.

Nel 1949 c’erano 15 alberghi a Casamicciola, e in tutto il resto dell’isola gli alberghi erano 14. In piazza della Marina c’erano 4 caffè con giardino (Calise, Savoia, Lux, Italia) e 45 carrozze per il servizio taxi. Il molo per l’attracco dei “motori”, cioè barconi dell’armatore Nicola Monti, serviva i collegamenti commerciali e la “passeggiata” della Spam per i viaggiatori.

Poi il grande boom degli anni ’60 ha cominciato a mettere Casamicciola in seconda fila nello sviluppo: Lacco Ameno, Forio e il capoluogo facevano passi da gigante. Nel 1973 chiude il maestoso complesso del Pio Monte della Misericordia: la grande ferita allo sviluppo e alla vita civile. Una ferita che si allarga oltre misura. Cominciano i tentativi di ripresa: qualcuno va bene, altri no.

Poi le due catastrofi. Casamicciola ha perso 25 attività economiche con i due eventi naturali. Ha perso 5 edifici scolastici su 6, ha dimezzato la popolazione scolastica dell’obbligo, ora di circa 400 alunni. Sono chiusi il museo civico, con il mai nato parco pubblico della Bellavista da 8 anni. È chiuso l’osservatorio geofisico. È chiuso il centro per l’impiego, allocato nella villa del dottor Giuseppe Mennella (1867-1949), il più grande bibliografo della storia di Ischia. In suo nome poteva essere costituita in quel luogo una “casa della storia” in un paese dalla storia negata.

Il Sud economico dell’isola è posto al Nord geografico ed è qui.

Casamicciola, 24 febbraio 2026
Giuseppe Mazzella – Il Continente

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