Ischia News ed Eventi - La lezione fondamentale di Giornalismo

La lezione fondamentale di Giornalismo

Cultura
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A poco più di vent’anni, circa 60 anni fa, facevo tre mestieri: lo studente universitario in Economia e Commercio, il cameriere di sala, o chef de rang, nella nostra pensioncina a Casamicciola e il giornalista locale presso Il Giornale d’Ischia, con il mio amico e primo Maestro, Franco Conte. Ero anche il corrispondente dall’isola d’Ischia dei quotidiani Roma e Napoli Notte, di settimanali regionali e nazionali e dell’Agenzia ANSA.

Venivo pagato «a rigaggio», si diceva allora, cioè in base alla lunghezza degli articoli. Tre mestieri contemporaneamente erano una cosa difficile, ma comunque ci provavo. Quello a cui tenevo di più era il giornalismo e volevo farlo bene, affinché diventasse il mio principale lavoro.

Il corrispondente mandava gli articoli scritti a macchina – una Olivetti 45 – in buste «fuori sacco» per posta ai quotidiani, mentre all’ANSA comunicava le notizie per telefono «in R», chiamando il centralino: significava che il costo della telefonata era a carico del destinatario. Al telefono, il testo veniva raccolto dagli stenografi, quindi bisognava declamare anche la punteggiatura.

Non c’erano università di giornalismo: dovevi farti una cultura in un’aula universitaria e poi avere un Maestro di tecnica del pezzo, in redazione e in tipografia. Potevi anche ricevere lezioni gratuite parlando con un giornalista esperto che avevi la fortuna di conoscere.

Avevamo come ospite nella nostra pensioncina la signora Anna Maria Rippa Bauer. È venuta da noi per oltre dieci anni e ci portava anche le sue amiche, fra le quali Greta Mattei, la vedova di Enrico. La servivo a tavola con estrema cordialità.

Era stata segretaria di redazione del settimanale Oggi. Aveva già passato i sessant’anni. Aveva studiato alla Bocconi di Milano ed era stata compagna di corso di Guido Carli, che sarebbe diventato Governatore della Banca d’Italia.

Un anno, un solo anno, credo nel 1972-73, venne con suo marito Hans Bauer, corrispondente da Roma di giornali austriaci e accreditato presso la stampa estera.

Non avevano figli. Si amavano teneramente. Li rivedo seduti a tavola, mano nella mano, mentre parlavano fra loro in tedesco. Avevano casa a Roma e una villetta per le vacanze a Velletri.

Quando dissi al signor Bauer che volevo fare il giornalista, mi sorrise e mi disse:

«Quando entrai per la prima volta in redazione a Vienna, il direttore mi disse: si ricordi che, nei suoi articoli, deve scrivere immaginando che il suo lettore scenda dalla Luna e non conosca nulla dell’argomento che vuole raccontare. Quindi dica tutto. Ma scriva tutto nel più breve spazio possibile».

Hans Bauer non aggiunse altro.

Era questa la lezione di giornalismo.

Così l’ho applicata per oltre cinquant’anni e ogni volta che scrivo mi ricordo di Hans e Anna Maria.

Se un articolo occupa tre cartelle è perché devo dire «tutto». Ed è probabile che debba sintetizzare una relazione di venti pagine di un avvocato, con decine di riferimenti a leggi, decreti, ordinanze e circolari.

Il mio lettore «scende dalla Luna e non conosce nulla» e io debbo spiegargli tutto «nel più breve spazio possibile».

È una regola che mi tormenta ogni volta che scrivo una notizia o un commento, nella permanente insicurezza di essere stato troppo lungo e di non essere stato capace di essere ancora più sintetico, pur mantenendo la completezza dello scritto.

Grazie, Hans.

G. M.