Ischia News ed Eventi - Il primo sciopero del ’67 degli studenti del Mattei di Casamicciola

Il primo sciopero del ’67 degli studenti del Mattei di Casamicciola

Storia
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Il primo sciopero dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri lo tenemmo nell’anno scolastico 1967/68. Credo nel dicembre del ’67 o nel gennaio del ’68.

Non avevamo collegamenti con studenti italiani o francesi. Nasceva in noi studenti, attraverso le letture o gli incontri con docenti aperti alla democrazia politica, un senso di vita civile aperto alle problematiche del mondo.

C’erano due organizzazioni studentesche: l’ASI e l’OASI, orientate alla partecipazione e al protagonismo culturale, ma non ancora a quella che si sarebbe chiamata «coscienza di classe» un anno dopo, con la contestazione giovanile.

Avevamo in noi una «coscienza civile», che avevamo conquistato attraverso l’accesso al pensiero libero e a un senso di giustizia sociale che ci veniva non solo insegnato, ma anche praticato dalla scuola pubblica attraverso i nostri insegnanti.

Lo sciopero del ’67 del Mattei fu promosso e attuato perché, a due o tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico, non avevamo ancora il nucleo dei nostri insegnanti.

Non ci sono testimonianze fotografiche di quel giorno. Se è ancora in vita un coetaneo che conserva ricordi personali, o se esiste un documento, lo invito a ricordarlo qui, perché io non scrivo sulla base di documenti, ma di ricordi personali e aneddoti. Allora non c’era la stampa locale.

Decidemmo di scioperare per la mancanza di insegnanti. Eravamo un gruppo informale di cinque o sei studenti di quinta, l’ultimo anno, realmente preoccupati di non essere in grado di sostenere l’esame di Stato.

Allora l’esame si teneva dal 1° al 31 luglio e comprendeva tutte le materie d’esame, circa dodici, davanti a una commissione esterna composta da docenti di altre scuole, con un solo «membro interno», cioè un professore dell’Istituto che, per prassi, doveva essere di manica larga nel favorirci nelle sue due materie.

Decidemmo di astenerci dalle lezioni e di recarci al Commissariato della Polizia di Stato per chiedere l’autorizzazione a manifestare in piazza Marina.

Ricordo che la richiesta di autorizzazione fu presentata da un unico collega: era un romano con parenti a Ischia, iscritto al quinto anno del corso per geometri come ripetente. Era l’unico fra noi a essere maggiorenne, avendo 22 anni, mentre noi diciottenni non potevamo firmare, perché allora la maggiore età era fissata a 21 anni, e non a 18.

Lo sciopero fu un disastro.

Il preside, professor Severo Scoti, scese in piazza e ci intimò di rientrare immediatamente in classe. Cosa che facemmo, perché il preside emanava un’autorevolezza che nessuno era capace di contrastare.

Rientrammo. Ma il sasso nello stagno era stato lanciato.

Riuscimmo comunque, nel mese di gennaio, ad avere tutto il corpo docente, anche attraverso nomine del preside di insegnanti chiamati per la prima volta a ricoprire quel ruolo e addirittura non laureati.

Non avevamo coscienza di ciò che stavamo facendo, ma avevamo avviato la contestazione giovanile che molti di noi avrebbero vissuto, attivamente o passivamente, un anno dopo, a Napoli, nelle facoltà dell’Università che ancora non si chiamava Federico II.

G. M.