Ischia News ed Eventi - Turismo di fedeltà: grazie agli amanti di Ischia

Turismo di fedeltà: grazie agli amanti di Ischia

Cultura
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C'è un "turismo di fedeltà". E' quello che non ha avuto udienza e rilievo da parte di opinionisti catastrofisti con dotte elucubrazioni scientifiche tratte da testi "à la page" o da vecchie lezioni universitarie.

Sono convinto che ci sono migliaia di persone che sono innamorate dell'isola d'Ischia, delle sue località, delle sue tradizioni o di quello che Truman Capote chiamava il "colore locale". E' questo che non passa, che si ripete ogni anno, che è fuori dalla portata del tempo per dirla con Fernand Braudel. E' questo attaccamento all'isola che dimostrano i turisti venendo ogni anno perché lo facevano i nonni ed i padri che è commovente. Posso scomodare Auden con "Addio al Mezzogiorno" per esprimere il sentimento che lega un vecchio "secolare turista" al nostro paesaggio, al nostro mare, alla luna che brillava in quella notte d'amore e che tornerà ancora.

Ma oggi voglio ricordare il mio vecchio amico e maestro, Giulio de Marco, poeta, cantore, medico ed esegeta dell'isola d'Ischia con il quale negli anni '70 ho vissuto la mia bella gioventù. Sulle spiagge, nella barca, nella taverna con la chitarra, nei night clubs con Peppino di Capri e Fred Bongusto. Giulio è morto ad 83 anni nel 2008 ed è venuto ad Ischia per la sua vacanza che era poi vivere la vita come avrebbe voluto con la chitarra in mano ed il filo di voce anziché lo strumento medico per sentire il battito del cuore o il "coso" medico per ascoltare il respiro. Giulio voleva scrivere poesie e canzoni e lo ha fatto. Ma solo qui ci riusciva.

Una sera nel 1970 scrisse in una taverna la canzone per gli amici. "Un anno è passato e la vecchia compagnia ritorna a cantare. Ci sta Luigino chitarra e mandolino che fa na serenata a na tedesca ca' trippa e a' ventresca che a mare si rinfresca. Ci sta Mazzella che guarde e' piccirelle ma acchiappa e' vicchiarelle...". Così mi sfotteva e mi ha reso immortale. Tuttora molti chansonnier locali la fanno ancora, la canzone di Giulio, e forse non sanno nemmeno chi l'ha scritta e perché e chi è quel "Luigino" e quel "Mazzella". Ma siamo i simboli di un popolo che vive accogliendo il "forestiero".

Con Giulio – aveva la più ampia raccolta di cartoline dell'isola e me ne donò alcune 26 anni fa per allestire il museo civico di Casamicciola – si discuteva anche dei problemi del turismo con il traffico sempre crescente ed il dilagare dei fatti di cronaca nera. Una sera mi disse: "Potete fare di tutto per allontanarci da Ischia voi isolani che non capite la fortuna di vivere qui. Potete farci pagare i prezzi più assurdi in un ristorante o per un viaggio in taxi. Ma noi continueremo a venire. Ci veniva mio nonno, mia madre, ci vengo io da 50 anni, ci verrà mia figlia".

A questi ospiti amanti o innamorati di Ischia perfino non riamati, come le avventure d'amore d'estate che si perdono con le figlie dell'autunno ma si ricordano per tutta la vita, esprimo il mio ringraziamento e la mia gratitudine. Assicuro che quel fetente di Giulio, quando lo rivedrò, gli dirò che mi ha diffamato per tutta la vita ma mi ha insegnato ad Amare.