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Politica
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Ho amato il francese e la Francia da ragazzino. Al primo anno delle superiori e poi con passione per gli altri 4 anni. Vado fiero del mio 8 all'esame di Stato nel 1968, non solo per lo scritto e l'orale, ma per la mia dissertazione all'orale sulla nascita della Terza Repubblica nel 1875.

Così il sogno dei miei 20 anni - in piena contestazione giovanile - non era vedere Londra ed ascoltare i Beatles, ma era vedere e vivere Parigi. Ci sono stato nel 1970 a 20 anni con i viaggi per la gioventù, era uno sconto sul biglietto del treno, e ci sono stato due settimane con il mio amico di università Franco Mazzarella di Torre Annunziata. Ci incontrammo in facoltà - economia e commercio, via Partenope, Napoli - perché la sua matricola era 3/17 e la mia 3/87 e, con il cognome quasi uguale, avevano lo stesso turno per le lezioni di ragioneria generale col prof. Domenico Amedeo per vedere "la sua orrenda faccia", come Lui stesso diceva.

A Franco gli dissi che il mio sogno era vedere Parigi, della quale sapevo quasi tutto perché l'avevo letta sui libri e visto le foto sui settimanali che compravo.

Poi alla facoltà ho avuto solo 19 allo scritto dell'esame di francese, ma 28 all'orale. Non solo ho amato e amo il francese. Amo la sua Cultura. Le sue Istituzioni. Così ho dedicato studi approfonditi a Charles de Gaulle (1890-1970) ed al suo pensiero Politico e alla sua "certa idea della Francia", il famoso incipit delle sue memorie di guerra, lette con grande interesse ed attenzione estrema. Poi ho letto le sue memorie di Speranza ed almeno 4 biografie ed infine gli ho dedicato la mia tesi di laurea in scienze politiche perché per l'esame di matematica generale non riuscii a laurearmi in economia e commercio. Amare un Personaggio così famoso ed importante non ha significato per me copiarlo in tutto e per tutto. Posso tenere un confronto pubblico su de Gaulle. Affermare ciò che ritengo giusto, ma ho avuto una educazione culturale critica, dove non bisogna imitare in assoluto pure un Maestro.

La grandeur della Francia: eccessiva

Ho sempre apprezzato la grandeur della Francia. L'orgoglio dei francesi per la loro lingua e la loro Cultura. L'orgoglio del percorso storico della sua popolazione. La contraddizione di essere nello stesso tempo monarchici e repubblicani. Ma di avere realizzato nel 1779 una "certa idea" della Repubblica come una organizzazione civile che punta a dare a tutti libertà, uguaglianza, fraternità. La "Repubblica" è la sintesi dei loro pensatori. Non sono legati ad una Bibbia laica costituita dalla loro carta costituzionale. Hanno avuto cinque carte costituzionali. Anzi, la Terza Repubblica ha avuto una serie di "leggi costituzionali". È la Quarta Repubblica nel 1945 che ha una "carta" sottoposta a due Referendum. Dura 12 anni. Poi arriva nel 1958 la Quinta Repubblica voluta dal generale de Gaulle. Ma in oltre 60 anni ha avuto almeno 12 modifiche. C'è un "preambolo" che è quello contenuto anche nella Carta della Quarta. Insomma: la Repubblica è bene Comune, ma per il suo funzionamento, se necessario, occorre modificare l'organizzazione dello Stato. Così la grandeur deve fare i conti con il resto del mondo e con l'estinzione dei vecchi "imperi" e la nascita di nuovi. Oggi ci troviamo a vivere un momento simile.

Mancano i soldi

Nella nuova politica mondiale i due colossi sono gli Usa e la Cina. La Russia sta avvelenando il mondo civile perché non è più l'URSS e non è più un sistema economico da esportare nel mondo. La grandeur della Francia deve prendere atto di questo. Il progetto serio è l'Unione Europea "politica". Fare la grandeur costa. La Francia - dati il Sole 24 Ore - ha una esposizione di titoli di Stato per 610 miliardi di euro, il più alto del mondo. Un deficit complessivo di 765 miliardi di euro. Macron non può garantire aiuti all'Ucraina oltre il suo affetto personale, uguale al mio, ma in più lui deve trovare altre fonti di debito.

La storia attuale del mondo è imperniata sulla "finanza", sulla compatibilità del debito pubblico, sulla priorità delle spese per garantire lo Stato sociale raggiunto e per migliorarlo, perché la povertà è la più terribile diseguaglianza fra esseri umani della storia umana.

Il punto per me è questo. È la mia "certa idea" del mondo.

G. M.