Ischia News ed Eventi - Controcorrente / I lavori perpetui

Controcorrente / I lavori perpetui

Politica
Typography

Ho letto un bell'articolo a firma di Simone Innocenti su "La Lettura", il supplemento Cultura del Corriere della Sera che esce ogni domenica in allegato al giornale, sull'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. Sono passati 60 anni.

L'ampio articolo è posto alle ultime pagine ed è scritto nel quadro dei 150 anni del Corsera. Innocenti scrive dettagliatamente il ricordo del tragico evento, esaminando le cronache del giornale in 60 anni, con tutto il percorso della Ricostruzione. Sono rimasto colpito dalle ultime righe di un pezzo magistrale, da fare leggere nelle scuole.

Il 5 novembre 1977, cioè 11 anni dopo l'alluvione, il Corriere scrive che "dei 143 miliardi di lire ne sono stati spesi solo un decimo e nessuna opera di rilievo è stata fatta, ci sono solo 'dighe di carta' contro la prossima alluvione". In effetti, così è, perché il 4 novembre 2016, 50 anni dopo, il Corriere scrive che "i lavori per rendere più sicuro l'Arno sono partiti 'sul serio' soltanto nel 2014, cioè 48 anni dopo l'alluvione", e sono state insabbiate le inchieste della Magistratura per trovare i responsabili dei ritardi.

La ricostruzione eterna

Deve essere un male italiano la lunghezza della burocrazia che, nelle catastrofi che colpiscono periodicamente la Penisola Italiana, così bella e fragile, manifesta non solo la sua inadeguatezza, ma i mali storici degli italiani, poiché tutte le ricostruzioni finiscono in uno spreco enorme di soldi pubblici, una corsa all'accaparramento dove prevale il più furbo per ottenere i benefici dallo Stato, con un'esasperazione dell'individualismo e con il più bravo ad avere i soldi pubblici per se stesso, anche occupando una carica pubblica, fino ad arrivare alle inchieste della Magistratura, lunghissime anch'esse, che alla fine si risolvono in "prescrizione", mentre nessuna seria opera pubblica è stata realizzata.

"La storia d'Italia è monotona", scrive Indro Montanelli nella sua "Storia d'Italia". È successo sempre così in tutti i secoli e con qualsiasi governo. Le ricostruzioni sono sempre perpetue, premiano i più furbi, donne e uomini, sono sempre a macchia di leopardo per i paesi colpiti e sono un esempio emblematico del cattivo governo.

Il terremoto di Casamicciola del 21 agosto 2017 non fa eccezione, ma conferma la regola. Allora ci furono 2.405 sfollati, 640 case completamente inagibili, 1.060 immobili danneggiati, ma solo quelli denunciati, mentre la gran parte dei cittadini aggiustò da sé la propria casa senza aspettare alcun aiuto dallo Stato.

Otto edifici pubblici furono dichiarati inagibili e tali sono rimasti fino al completo vandalismo. All'edificio del Centro per l'Impiego a Casamicciola, in via Principessa Margherita, la strada più elegante del paese che portava all'accesso alla novecentesca "collina degli alberghi", il terremoto causò pochi danni, ma fu dichiarato inagibile e abbandonato.

Era la villa del dottor Mennella, acquistata e ristrutturata per 2 milioni di euro nel 2003 con fondi europei dalla Provincia di Napoli, allora delegata dalla Regione Campania per i servizi all'impiego in attuazione della "Legge Biagi" del 2000 sulla riforma del mercato del lavoro. Era perfetta, un edificio con ogni attrezzatura che sembrava un Ministero. È stata vandalizzata.

Passata alla Regione Campania, ci sono voluti 8 anni di attesa per avviare i lavori, attualmente in corso, per circa 1 milione di euro, che avrebbero dovuto terminare il 1° giugno 2026, poiché iniziati un anno prima. È un esempio emblematico dello spreco di denaro pubblico, di abbandono e di preda dei beni pubblici di cui nessuno si interessa, eppure l'edificio si vede dalla strada. Passano sindaco, vigili urbani, poliziotti, carabinieri, docenti e insomma tutti. Nessuno ha mai visto nulla. Il bene comune non è di nessuno.

L'alluvione della morte

Come se non bastasse, il terremoto arriva 5 anni dopo l'alluvione, nella notte di venerdì 25 novembre 2022. Il dirigente della Protezione Civile regionale, Italo Giulivo, dirà che in quella notte ci furono 3 ore di pioggia e sull'abitato di Casamicciola si riversarono dal Monte Epomeo 40mila metri cubi di fango, distruggendo e seminando morte.

Persero la vita 12 persone, fra cui bambini nel sonno. Almeno altri mille sfollati. Un paese che si spopola. Una piccola economia locale colpita anch'essa mortalmente. Una socialità distrutta. Una seconda emergenza nazionale ed una seconda ricostruzione che si aggiunge alla prima.

Oggi a Casamicciola ci sono almeno 8 cantieri di opere pubbliche aperti ed 8 idee progettuali per futuri cantieri. Nessuna opera pubblica è terminata.

Ci vorranno almeno 50 anni per fare partire "sul serio" i lavori, come scriveva per Firenze sul Corsera Gian Antonio Stella.

È l'Italia, ragazzi! Cambiatela.

G. M.